JAZZ COLOURS
Dedicate ai grandi protagonisti della musica jazz, le tele acriliche di Diego Patrian indagano il profondo legame emozionale fra musica e pittura. La mostra Jazz Colours è in esposizione al Dynamo dal 19 febbraio al 3 marzo 2010.
Artista visuale per professione e musicista per passione, Diego Patrian si avvicina al pianoforte e al mondo della musica all’età di otto anni. La familiarità con il linguaggio degli spartiti stimola spesso le sue creazioni pittoriche, ma è soprattutto la continua scoperta delle infinite possibilità di comunicazione tra le due sfere, della musica e della pittura, a stimolare la sua creatività e la sua ricerca. Dedicata al mondo del jazz è l’ultima serie di opere acriliche su tela del giovane autore, dalla solida formazione artistica. Armstrong, Charles, Evan, Petrucciani sono alcuni dei grandi interpreti della storia del jazz, immortalati da Patrian attraverso l’uso di colori contrastanti, stesure piatte e sature e accostamento di complementari. L’obiettivo di Diego è quello di evocare, in una sinestetica metafora, il suoni, i timbri e il ritmo di un brano jazz, con i suoi stridori e i suoi silenzi, le sue asprezze e le sue armonie. I colori si trasformano in suoni e i tratti rimandano alla notazione musicale. Gli sfondi, soprattutto, eseguiti attraverso pennellate piccole, veloci ma minuziose, si presentano come dei veri e propri spartiti, dai quali emergono potentemente le figure degli interpreti. E insieme a loro la musica che stanno suonando, nonché la passione e il coinvolgimento emozionale, tipici dell’artista durante la performance.
I colori si trasformano in suoni e i tratti rimandano alla notazione musicale. Gli sfondi, soprattutto, eseguiti attraverso pennellate piccole, veloci ma minuziose, si presentano come dei veri e propri spartiti, dai quali emergono potentemente le figure degli interpreti. E insieme a loro la musica che stanno suonando, nonché la passione e il coinvolgimento emozionale, tipici dell’artista durante la performance.
INAUGURAZIONE VENERDI' 19 FEBBRAIO ORE 21
DI(S)SETA L'ANIMA

La seta come metafora dell’animo femminile. E l’atto di dissetarsi come metafora dell’arte. I dipinti di Marta Pegoraro, acrilici su tela in un incisivo bianco e nero, si raccolgono attorno a queste due intuizioni dal forte sentore di poesia. La mostra è in esposizione al Dynamo dal 21 gennaio al 18 febbraio 2010.
Restituire un’immagine visiva di qualcosa di impalpabile, di incorporeo. Catturare sulla tela la fuggevolezza di un pensiero e la mutevolezza di un riflesso di luce. E’ questa la sfida che Marta Pegoraro lancia a se stessa, proponendosi di rappresentare, attraverso la pittura, l’interiorità femminile. La trama di cui è composta l’anima è fitta, complessa e preziosa, come quella della seta, un tessuto raffinato ed elegante, che spesso fa dimenticare di essere il frutto del meticoloso e armonioso lavoro della natura. E’ la natura a donare alla seta le sue linee perfette, la sua leggerezza impalpabile, l’incredibile piacevolezza che produce al tatto. Allo stesso modo è la natura a determinare la trama dell’animo umano. Consapevolezza, questa, spesso sepolta dalle inevitabili sovrastrutture artificiali che il mondo contemporaneo impone.
Così come il corpo, anche l’anima ha bisogno di sfamarsi e di dissetarsi, di ritrovare i propri momenti di libertà. E questo, sostiene Marta, è esattamente il compito dell’arte. L’arte è una vera e propria fonte, che genera un flusso d’acqua carico di istinti e di emozioni comuni a tutto il genere umano. Il desiderio di bere ricorda a noi stessi quanto la condizione umana non possa prescindere dalle necessità istintive della nostra sfera biologica. E l’espressione artistica è il mezzo attraverso il quale l’uomo dà oggi voce ai propri desideri ancestrali e naturali. È una sollecitazione a liberare la nostra pelle dalle inutili corazze di plastica, il nostro animo dall’eccesso di orpelli, e lo spazio intorno a noi dall’accumulo di oggetti artificiali e superflui. Solo così potremo reimparare ad ascoltare la voce della nostra anima. Una voce leggera come seta e trasparente come l’acqua.
I dipinti di Marta Pegoraro, giovane pittrice laureata all’Accademia di Belle Arti di Venezia, sono tutti realizzati in bianco e nero. L’obiettivo è quello di evocare epoche passate, luci e profumi che le nuove generazioni, cresciute in una sterile rincorsa alla tecnologia e allo sviluppo, non hanno mai conosciuto.
INAUGURAZIONE GIOVEDI' 21 GENNAIO ORE 21 .
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URBAN MELANCHOLY

Malinconia e difficoltà di relazionarsi attivamente con altri esseri umani. Sono queste le sensazioni che sembrano provare i protagonisti degli scatti di Jane Victoria Ellis, psicologa, artista e fotografa inglese, la cui ultima serie di opere fotografiche inaugura un nuovo anno di mostre al Dynamo, dal 7 al 20 gennaio 2010.
Una serie di luoghi, tutti differenti fra loro, seppur accomunati dal fatto di appartenere tutti ad un ambiente più o meno esplicitamente urbano, fanno da contrappunto psicologico alle persone che li popolano, nei fugaci momenti di vita rubati dalla macchina di Jane. La malinconia è il sentimento che più spesso torna, comunicata attraverso l’espressione dei volti e attraverso la solitudine degli oggetti. L’anonimia degli scorci urbani diventa il soggetto protagonista, mentre le persone si tramutano in passivi osservatori di una realtà con la quale hanno perso lo stimolo ad interagire. I colori saturi e caldi delle fotografie della Ellis non fanno che enfatizzare quell’atmosfera di desiderio, di dolce disperazione, di nostalgia e di alienazione che l’artista ha voluto trasmetterci. E che le sue opere sono in grado di farci concretamente respirare.Jane Victoria Ellis nasce a Liverpool nel 1958 e vive attualmente a Milano, dove negli ultimi anni si è dedicata intensivamente allo studio e alla pratica della fotografia. Milanesi sono molti degli scatti in mostra, in un confronto e un parallelo con scorci della città di New York, ambiente urbano per eccellenza.
Jane Victoria Ellis nasce a Liverpool nel 1958 e vive attualmente a Milano, dove negli ultimi anni si è dedicata intensivamente allo studio e alla pratica della fotografia. Milanesi sono molti degli scatti in mostra, in un confronto e un parallelo con scorci della città di New York, ambiente urbano per eccellenza.
INAUGURAZIONE GIOVEDI' 7 GENNAIO ORE 21
CALAMALUK

Partendo dalla tecnica base del mosaico, Clara Cesana elabora le sue opere con uno stile originale e personalissimo, ed eleva le ambizioni di una tecnica apparentemente solo decorativa, per parlare di un tema impegnativo ed impegnato come quello dell’immigrazione, in una mostra in esposizione al Dynamo dal 18 dicembre 09 al 6 gennaio 2010.
Cala Maluk è il nome di una piccola cala di Lampedusa, isola ormai divenuta un simbolo del fenomeno dell’immigrazione. Clara la visita la scorsa estate e rimane colpita da un insolito “monumento”, allestito proprio a Cala Maluk: uno stendino di rami e corda a cui sono appesi i resti degli indumenti trasportati a riva dal mare, un “monumento all’ignoto”. Per Clara è come un fulmine a ciel sereno, un grido disperato. Un emblema che condensa in una macchia di colori tutta la tragedia che si consuma al largo. Tornata a casa, Clara cerca di intrappolare le intense sensazioni provate, in opere dal forte impatto cromatico.
ll drammatico problema sociale dell’immigrazione e la condizione disperata degli immigrati sono il fulcro delle riflessioni di Clara, che si esprimono prima di tutto attraverso un profondo coinvolgimento emotivo dell’artista e un forte sentimento di empatia. I vividi sentimenti di coraggio, forza, tenacia e il desiderio di mettere a rischio la propria vita per tentare di dare un futuro migliore ai propri figli sono, per Clara, emblemi stessi della condizione femminile. E quindi anche della propria.
INAUGURAZIONE VENERDI' 18 DICEMBRE ORE 21
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